mercoledì 1 aprile 2026

Note da "Anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm


«In breve, gli "istinti" sono le risposte alle esigenze fisiologiche dell'uomo, le "passioni" condizionate-dal-carattere sono le risposte alle sue "esigenze esistenziali" e sono specificatamente umane»

«La verità è che tutte le passioni umane, sia "buone" sia "cattive", possono essere intese soltanto come il tentativo di un individuo di dare un senso alla propria vita, di trascendere le pure e semplici esigenze di sussistenza»

«Persino l'individuo più sadico e distruttivo è umano, umano come il santo.»

«E' il non-amore a causare l'odio»

«Non ci si può aspettare che "conoscenza" e "amicizia" diminuiscano l'aggressione, poiché rappresentano una conoscenza superficiale dell'altra persona; la conoscenza di un "oggetto" che si guarda dall'esterno, ben diversa quindi dalla conoscenza penetrante, ricca di empatia, con cui si capiscono le esperienze dell'altro mobilitando quelle nostre interiori che, se non identiche, sono analoghe alle sue.»

«Per il credente, né Dio né il suo equivalente moderno, la Scienza, possono dare un ordine sbagliato»

«Non è precisamente la caratteristica - e la tragedia - del funzionamento umano che l'uomo tenti di "non" affrontare i suoi conflitti? Che cioè egli "non" scelga consapevolmente fra quel che desidera fare, per avidità o per paura, e quello che la sua coscienza gli proibisce di fare? In verità egli rimuove la consapevolezza del conflitto con la razionalizzazione, sicché il conflitto si manifesta solo inconsciamente, con un aumento di stress, di sintomi nevrotici, di sensi di colpa ingiustificati.»

«Il risultato principale emergente dallo studio di Milgram [sulle carceri] sembra essere proprio quello che lui non enfatizza: la presenza di una coscienza nella maggior parte dei soggetti, e la loro sofferenza quando erano costretti ad agire contro questa coscienza. Così, mentre l'esperimento può essere interpretato come un'ulteriore prova della facile disumanizzazione dell'uomo, le reazioni dei soggetti dimostrano invece il contrario: la presenza di forze intense che rendono la crudeltà intollerabile. Questo suggerisce una linea importante di approccio per lo studio della crudeltà nella vita reale: esaminare non solo il "comportamento" crudele ma anche il senso di colpa - spesso inconscio - di coloro che ubbidiscono all'autorità.»

«I prigionieri politici [...] si erano aspettati la persecuzione delle S.S., e perciò l'arresto non era per loro uno 'shock', paragonabile a quello subìto dagli altri, essendovici psicologicamente preparati. Soffrivano, sì, ma in un certo senso accettavano quel destino, che era conforme al loro giudizio sul corso degli eventi.»

«I Testimoni di Geova non si servirono mai delle loro relazioni speciali con gli ufficiali delle S.S. per procurarsi posizioni di privilegio o vantaggi di altro genere»,

«Senza la capacità di accettare la frustrazione, l'uomo non si sarebbe mai evoluto».

«Quel che produce l'aggressione non è la frustrazione in sé e per sé, ma l'ingiustizia o il rifiuto impliciti nella situazione».

«Il problema più importante [...] è la differenza fra "pulsioni organiche" (cibo, lotta, fuga, sessualità, un tempo chiamate "istinti"), che hanno la funzione di garantire la sopravvivenza dell'individuo e della specie, e le "pulsioni non-organiche" (passioni-radicate-nel-carattere), non programmate filogeneticamente me non comuni a tutti gli uomini: il desiderio di amore e di libertà, distruttività, narcisismo, sadismo, masochismo».

«La psicoanalisi ha appurato che l'intensità di quello che è sentito soggettivamente come desiderio sessuale (comprese le sue corrispondenti manifestazioni fisiologiche) è dovuta frequentemente a passioni non-sessuali come narcisismo, sadismo, desiderio di potere, e persino ansietà, solitudine e noia.»

«In una società terroristica che esalta il sadismo, invece di deprecarlo, un carattere sadico, che un tempo magari recitava la parte dell'individuo mite e addirittura amichevole, può diventare un essere diabolico, spietato. Un altro può sopprimere il comportmaento sadico in tutte le azioni visibili, lasciandolo trapelare in certe espressioni del viso, in osservazioni apparentemente innocue e marginali.»

«Sebbene gli insegnamenti di Gesù siano ancora parte della nostra ideologia morale, chiunque si comporti di conseguenza viene generalmente considerato pazzo o "nevrotico"; perciò diverse persone preferiscono razionalizzare i propri impulsi generosi fingendo che siano motivati da investimento egocentrico».

«Sembrerebbe che [...] la fuga sia la forma più frequente di reazione, tranne quando l'animale non ha alcuna possibilità di tagliare la corda e quindi combatte, come "ultima ratio"».

«[Esiste una] forma di aggressione che è caratteristica dell'uomo e che egli non condivide con nessun altro mammifero: la sua propensione a uccidere, a torturare senza "ragione", non per difendere la propria vita ma come scopo fine a se stesso, desiderabile e piacevole di per se stesso».

«L'aggressione "intra-specifica" non è cruenta nella maggior parte dei mammiferi; non mira ad uccidere, a distruggere o a torturare, ma è essenzialmente un atteggiamento minaccioso che serve da avvertimento. In genere [...] nella maggior parte dei mammiferi non è affatto dimostrata l'esistenza di un impulso aggressivo spontaneo, che rimane arginato finché non trova un'occasione più o meno adeguata per scaricarsi. [...] è difensiva [...] Fra tutti i mammiferi, l'uomo è l'unico sadico e assassino su larga scala.»

«L'incidenza di atti aggressivi nello zoo era nove volte superiore nelle femmine e diciassette volte e mezza superiore nei maschi adulti rispetto alle bande che vivevano nelle foreste».

«L'uomo-massa moderno è solo e isolato, anche se fa parte di una folla; non ha convinzioni da dividere con gli altri, solo slogan e ideologie che ricava dai mezzi di comunicazione. E' diventato un a-tomo (l'equivalente greco di "in-dividuo" = indivisibile), che con gli altri ha in comune soltanto interessi, spesso antagonistici, e la preoccupazione dei quattrini. Emile Durkheim (Parigi 1897), che definì questo fenomeno "anomia", scoprì che si trattava della principale causa del suicidio, in crescendo con l'affermarsi dell'industrializzazione».

«In un paesino, dove le case sono disperse e la densità della popolazione è nettamente inferiore [...] la gente è molto più consapevole della presenza del prossimo; sta a guardare quel che fanno i vicini, chiacchiera sulle loro faccende private, e ciascuno incrocia costantemente il campo visivo dell'altro; in forma molto più attenuata, lo stesso vlae per la società periferica [...] responsabile dell'aggressione non è tanto l'affollamento, quanto le condizioni sociali, psicologiche, culturali ed economiche in cui esso si inserisce. E' ovvio che la sovrappopolazione, cioè la densità della popolazione in condizioni di povertà, causa stress e aggressione, come è esemplificato dalle grandi città indiane, e dagli "slums" delle città americane.»

«Uno standard di vita adeguato [...] risolve soltanto il problema della "privacy", dell'essere continuamente esposti agli sguardi del prossimo; ma non risolve il problema dell'"anomia".

«Il sistema sociale condiziona la gente a vedere nel titolo, nell'uniforme, o in qualunque altra cosa, la prova che il leader è competente, e finché esistono questi simboli, confermati dall'intero sistema, l'uomo medio non osa nemmeno domandarsi se l'imperatore è tale soltanto per la corona che porta in testa».

«Dobbiamo cominciare dalla considerazione che, per l'uomo primitivo, lo "straniero", la persona che non appartiene allo stesso gruppo, spesso non è sentito come un altro essere umano, ma come "qualcosa" con cui non ci si identifica.»

«In caso di guerra, tutti i governi cercano di risvegliare nel popolo l'impressione che il nemico non sia umano.[...] Questa distruzione della qualità umana del nemico raggiunge l'acme nei casi in cui il nemico sia di razza diversa. [...] Sembra quasi una regola: indottrinare i soldati con l'opinione che la gente da massacrare è non-umana, "non-persona", quando si vogliono creare le condizioni ottimali perché il proprio popolo ne distrugga un altro. Un altro modo per rendere l'altro "non-umano" consiste nel tagliare tutti i legami affettivi con lui. Se diventa uo stato mentale permanente in certi casi patologici, può emergere transitoriamente in una persona non-malata. Non fa alcuna differenza che l'oggetto dell'aggressione sia uno straniero o un parente stretto o un amico; l'aggressione taglia fuori l'altro affettivamente e lo "congela". L'altro non è più sentito come "umano" e diventa una "cosa". In queste circostanze cade ogni inibizione, anche nelle forme più crudeli di distruttività [...] l'aggressioe distruttiva si scatena, per lo meno in larga misura, in coincidenza con ritirate emozionali momentanee o croniche.»

«Soltanto nel corso dell'evoluzione sociale e culturale è aumentato il numero delle persone accettate come esseri umani.»

«L'essenza del sadismo è la passione per un controllo illimitato, pseudo-divino su uomini e cose».

«Nella nuova civiltà urbana, oltre al sadismo, si sviluppa la passione per distruggere la vita e l'attrazione per tutto quanto è morto (necrofilia)».

«Anche le persone fondamentalmente non-aggressive e non-violente reagiranno di tanto in tanto con fastidio a determinate circostanze, soprattutto quelle fornite di un temperamento collerico. Ciò non significa, comunque, che la loro struttura "caratteriale" sia aggressiva, violenta o distruttiva.»

«Contrariamente a tutti i mammiferi, l'uomo è l'unico primate a provare un intenso piacere nell'uccidere o torturare. [...] Tale distruttività non è innata, né fa parte della "natura umana", e [...] non è comune a tutti gli uomini».

«E' possibile che, per la loro particolare struttura caratteriale, certi gruppi o individui aspettino ardentemente - o creino - situazioni tali da consentire l'espressione della distruttività.»

«Soltanto l'uomo sembra essere distruttivo senza aver necessità di difendersi o di raggiungere un determinato scopo».

«L'aggressione biologicamente non-adattiva, maligna - e cioè la distruttività e la crudeltà - non è una difesa contro minacce; non è programmata filogeneticamente; è caratteristica esclusiva dell'uomo; è biologicamente dannosa perché smembra il tessuto sociale; le sue manifestazioni principali - omicidio e crudeltà - sono fonti di piacere fini a se stesse; è dannosa non solo per la persona attaccata ma anche per l'aggressore. Sebbene non sia un istinto, l'aggressione maligna è un potenziale umano che affonda le sue radici nelle stesse condizioni dell'esistenza umana»,

«La parte maligna dell'aggressione umana non è innata, e quindi può essere sradicata, pur ammettendo che l'aggressione maligna è un potenziale umano, e non soltanto uno schema acquisito di comportamento, che sparisce rapidamente non appena vengono introdotti nuovi schemi.»

«L'esempio più ovvio di pseudo-aggressione è dato da quegli atti accidentali, involontari, che danneggiano, per esempio, un'altra persona, ma senza averne l'intento. [...] La semplicistica definizione legale di atti accidentali è stata in una certa misura contestata dalla psicoanalisi, che ha introdotto il concetto di motivazione inconscia, così che si può sollevare il problema se una certa cosa, in apparenza casuale, non sia stata voluta inconsciamente dall'aggressore. [...] D'altra parte presumere che ogni aggressione accidentale sia dovuta a motivazioni inconsce sarebbe altrettanto semplicistico e dogmatico.»

«Il caso più importante di pseudo-aggressione è senz'altro quello più o meno equivalente all'auto-affermazione.»

«Essere aggressivo [...] può essere definito in questi termini: "muoversi in avanti verso un obiettivo senza inutili esitazioni, paure o dubbi».

«Il concetto di aggressione auto-affermatrice sembra trovare conferma nelle osservazioni raccolte circa il nesso esistente fra l'ormone maschile e l'aggressione. Diversi esperimenti hanno dimostrato che gli ormoni maschili tendono a generare comportmaento aggressivo. [...] Le condizioni anatomiche e fisiologiche della funzione sessuale maschile richiedono che il maschio sia capace di pennetrare l'imene della vergine, di non lasciarsi scoraggiare dalla eventuale paura, esitazione o anche resistenza di questa; negli animali, il maschio deve tener ferma la femmina durante la monta».

«L'ormone maschile faceva salire il livello di aggressività, mentre quello femminile l'abbassava».

«Possibile base per l'assunto di una connessione fra virilità e aggressione è fornita dalle scoperte e dalle congetture sulla natura del cromosoma Y. La femmina ha due cromosomi sessuali (XX); la coppia di cromosomi maschili consiste di una X e di una Y (XY). Ma nel processo di divisioe delle cellule possono esserci sviluppi abnormi; il più importante, dal punto di vista dell'aggressione, è il maschio che ha un cromosoma X e due Y (XYY). Gli individui con il corredo XYY sembrano mostrare certe anormalità fisiche. Generalmente sono piuttosto tardi, hanno un'altezza superiore alla media e una incidenza relativamente alta di sindromi epilettiche ed epilettoformi. Possono anche mostrare una eccezionale aggressività».

«Se è vero che, in determinate costellazioni, specialmente quelle della dominanza patriarcale e dello sfruttamento femminile, si sviluppa un profondo antagonismo fra i sessi, non si potrebbee spiegare perché questo antagonismo dovrebbe essere desiderabile da un punto di vista biologico, e perch* dovrebbe essersi sviluppato in seguito al processo evolutivo. D'altra parte [...] il maschio ha la necessità biologica di farsi avanti, di superare gli ostacoli. In realtà, non si tratta di comportamento ostile o d'attacco, ma di aggressione auto-affermatrice. Non esiste alcuna prova che ci permetta di concludere che le donne siano meno distruttive o crudeli degli uomini, la qual cosa riconferma che fra distruttività-crudeltà e aggressione maschile esiste una differenza fondamentale.»

«La gente furibonda e ostile ha scarso appetito sessuale ed è poco ricettiva agli stimoli sessuali. Naturalmente sto parlando di tendenze ostili, d'ira, d'attacco e non di sadismo, che in realtà, è compatibile e spesso mescolato a impulsi sessuali. In breve, l'"ira", e cioè l'aggressione fondamentalmente difensiva, indebolisce l'interesse sessuale; gli impulsi "sadici" e "masochistici", sebbene non generati dal comportamento sessuale, sono compatibili con esso, oppure lo stimolano».

«Per avere successo in tutte [le] situazioni, è necessario che la persona coinvolta sia in grado di auto-affermarsi senza impedimenti; e cioè di perseguire i suoi scopi con determinazione, senza lasciarsi scoraggiare dagli ostacoli. Naturalmente questa qualità è necessaria anche quando si attacca il nemico [...] Ma bisogna differenziare fra l'aggressione intesa a danneggiare e l'aggressione auto-affermatrice che facilita il raggiungimento di uno scopo, creativo o distruttivo.»

«La connessione fra auto-affermazione, aggressione, ormoni maschili e - magari - cromosomi Y suggerisce la possibilità che l'uomo, più della donna, sia equipaggiato di aggressione autoaffermatrice, e quindi riesca meglio come generale, chirurgo, cacciatore, mentre la donna, essendo più protettiva e premurosa, funzionerebbe meglio come medico e insegnante. Ma naturalmente non si può trarre alcuna conclusione dal comportamento delle donne moderne, che è in gra parte la conseguenza dell'ordine patriarcale esistente.»

«La persona con un'aggressione liberamente auto-affermatrice tende, in genere, ad essere meno ostile in senso difensivo della persona la cui auto-affermazione è difettosa. Questo vale sia per l'aggressione difensiva sia per quella maligna come il sadismo. Non èè difficile intuirne le ragioni. Per quanto riguarda la prima, l'aggressione difensiva è una reazione a una minaccia. La persona che manifesta liberamente la propria aggressione auto-affernatrice avverte meno facilmente le minacce e, di conseguenza, si trova meno facilmente nella condizione di dover reagire con l'aggressione. Il sadico è tale perché soffre di un'impotenza interiore, dell'incapacità di commuovere l'altro, di avere una risposta da lui, di farsi amare. A questa impotenza cerca compensazione attraverso la passione esercitare il potere sul prossimo. Poiché l'aggressione auto-affermatrice accresce la capacità di raggiungere i propri obiettivi, diminuisce enormemente l'esigenza di controllo sadico».

«Per tutti i tipi di autorità irrazionale e sfruttatrice, il fatto che qualcuno persegua interessi propri, reali, è il peccato dei peccati, perché rappresenta una minaccia al potere costituito; l'individuo-suddito viene indottrinato in modo da credere che i propri obiettivi coincidano con quelli dell'autorità, e che l'obbedienza offra le chances ottimali per autorealizzarsi».

«Lo scopo dell'aggressione difensiva non è il piacere di distruggere, ma la conservazione della vita. Una volta che lo scopo è stato raggiunto, sparisce l'aggressione con i suoi equivalenti emozionali».

«L'aggressione difensiva spiega, forse, la maggior parte degli impulsi aggressivi umani».

«Quando una persona riesce ad emergere dal suo stato passivo di terrore e comincia ad attaccare, la natura tormentosa della paura sparisce».

«La libertà è una condizione biologicamente vitale perché l'organismo umano non sia ostacolato nel suo sviluppo; quando essa è minacciata, insorge l'aggressione difensiva, come per qualsiasi altra minaccia agli interessi vitali. Come ci si può stupire, dunque, se aggressione e violenza continuano a fiorire in un mondo che è in gran parte privato della libertà, soprattutto nei cosiddetti paesi sottosviluppati?».

«Si può descrivere il narcisismo come uno stato di esperienza in cii la persona percepisce come realtà totale soltanto il "suo" corpo, i "suoi" bisogni, i "suoi" sentimenti, i "suoi" pensieri, la "sua" proprietà, qualsiasi cosa e qualsiasi persona "gli" appartengano, mentre tutto il resto - persone e cose, che non fanno parte della persona o non sono oggetto dei suoi bisogni - non interessa, non è completamente reale, è percepito solo attraverso una conoscenza intellettuale, è "affettivamente" privo di peso e di colore. Nella misura in cui è narcisista, un individuo ha un doppio standard di percezione. Soltanto lui e il suo mondo hanno un senso, mentre tutto il reto è più o meno vuoto o spento; proprio per questo doppio standard, la persona narcisistica mostra grosse falle nella valutazione critica, ed è incapace di essere oggettiva».

«Se gli altri lo feriscono disprezzandolo, criticandolo, smascherandolo quando dice qualcosa di sbagliato, sconfiggendolo in un gioco o in parecchie altre occasioni la persona in questione [narcisista] generalmente reagisce con rabbia o ira intense, anche se non lo dà a vedere e magari non ne è nemmeno consapevole. L'intensità di questa reazione aggressiva si rispecchia per esempio nell'incapacità di perdonare chi abbia ferito il suo narcisismo, e spesso in un desiderio di vendetta che sarebbe meno intenso se fossero stati attaccati il suo corpo o la sua proprietà.»

«L'idea di essere eccezionale, infallibile si basa essenzialmente sulla sua mania narcisistica di grandezza, non sui risultati raggiunti come essere umano.»

«Spesso le persone estremamente narcisistiche sono quasi costrette a diventare famose, perché altrimenti sarebbero depresse e malate. [...] Anche se si affermano, poi, si sentono spinti a ricercare ulteriori successi, poiché, per loro, l'insuccesso implica il pericolo del crollo. Il successo, la popolarità sono, a quanto pare, la loro auto-terapia contro la depressione e la follia. Combattendo per raggiungere i loro obiettivi, in realtà combattono per la propria salute mentale.»

«Nel narcisismo di gruppo, dove l'oggetto non è l'individuo ma il gruppo a cui appartiene, l'individuo può essere pienamente consapevole del proprio arcisismo ed esprimerlo senza restrizioni. Affermare che "la mia patria" (o la mia religione, o la mia nazione), sono le più meravigliose, colte, potenti, pacifiche, eccetera, non solo non suona pazzesco, ma passa per espressione di patriottismo, fede, lealtà, oltre che per valutazione realistica e razionale, essendo condivisa da parecchi membri dello stesso gruppo. Grazie a questo consenso, la fantasia si trasforma in realtà; per la maggioranza, infatti, la realtà è costituita dal consenso generale, e non è fondata sulla verifica critica, sulla ragione.»

«A meno che non sia malato di mente, un individuo può se non altro avere qualche dubbio sulla sua personale immagine narcisistica. Il membro del gruppo invece no, poiché il suo narcisismo è condiviso dalla maggioranza.»

«Chi-dice-la-verità è odiato profondamente, anche se non costituisce una vera e propria minaccia all'ordine costituito. [...] Dicendo la verità, si mobilita la resistenza di coloro che la reprimono. Per questi, la verità è pericolosa non solo perché può compromettere il loro potere, ma perché scuote il loro intero sistema conscio di orientamento, privandoli delle loro razionalizzazioni, e potrebbe persino costringerli ad agire diversamente.»

«Proprio come vi sono uomini "sani di mente" buoni e cattivi, vi sono pazzi buoni e cattivi. La cattiveria dev'essere vista per quel che è, e non si può sospendere il giudizio morale in virtù della diagnosi clinica. Ma anche l'essere più malvagio è umano ed esige la nostra compassione».

«La persona fortemente distruttiva mostrerà una facciata gentile: cortesia, amore per la famiglia, i bambini, gli animali; parlerà dei suoi ideali e delle sue buone intenzioni».

«Chiunque voglia dimostrare la cattiveria dell'uomo trova molto facilmente dei seguaci, perché offre a ciascuno un alibi per i propri peccati, e apparentemente non rischia nulla.»

«Il sadismo apparteneva chiaramente alla vita sessuale, ove il giuoco della crudeltà poteva sostituire quello della tenerezza (Freud)»

«E' realmente come se dovessimo distruggere qualche altra cosa o persona per non distruggere noi stessi, per preservarci dalla tendenza all'autodistruzione. (Freud)»

«Freud era profondamente impregnato della convinzione patriarcale che gli uomini fossero superiori alle donne. Perciò la teoria della polarità maschio-femmina - che come tutte le poralità implica la differenza "e" uguaglianza - era inaccettabile per lui».

«[Con l'atto della sublimazione e del lavoro] l'uomo è liberato dalla tragica alternativa fra distruggere gli altri o se stesso, perché l'energia dell'istinto distruttivo è usata per il controllo sulla natura.»

«L'essere vivente protegge, per così dire, la propria vita distruggendone una estranea. Una parte della pulsione di morte, tuttavia, rimane attiva all'interno dell'essere vivente, e noi abbiamo tentato di derivare tutta una serie di fenomeni normali e patologici da questa interiorizzazione della pulsione distruttiva.»

«Trattenersi dall'aggressione è in genere una cosa perniciosa, rende malato, affligge (Freud)».

«In tutta la sostanza vivente viene costantemente generata una tensione di morte, che lascia una sola alternativa: compiere interiormente una silenziosa opera di distruzione dell'uomo, oppure rivolgersi all'esterno, come "distruttività", e salvare l'uomo dall'auto-distruzione, distruggendo gli altrï».

«I neuroni tendono a liberarsi di Q. La struttura, lo sviluppo e le funzioni dei neuroni diventano così comprensibili (Freud). Non è del tutto chiaro quel che intende Freud per Q. In questo scritto lo definisce come "ciò che distingue l'attività dalla quiete", alludendo all'energia nervosa».

«Il principio di piacere significa fondamentalmente mantenere l'eccitamento a un certo livello costante. Ma il principio di costanza implica "anche" la tendenza a mantenere l'eccitamento a un livello "minimale". In questa versione, diventa la base dell'istinto di morte».

«"Ama il prossimo tuo come te stesso". E' una pretesa nota in tutto il mondo, certamente più autentica del Cristianesimo, che la ostenta come la sua più grandiosa dichiarazione, eppure altrettanto certamente non è molto antica; in tempi storici era ancora estranea al genere umano. Proponiamoci di adottare verso di essa un atteggiamento ingenuo, come se ne sentissimo parlare per la prima volta. Impossibile in tal caso reprimere un senso di sorpresa e di disappunto. Perché dovremmo far ciò? Che vantaggio ce ne deriva? Ma soprattutto, come arrivarci? Come ne saremo capaci? Il mio amore è una cosa preziosa, che non ho diritto di gettar via sconsideratamente. Mi impone degli obblighi, e devo esser pronto a fare dei sacrifici per adempierli. Se amo qualcuno, in qualche modo egli se lo deve meritare. [...] Egli lo merita se mi assomiglia in certi aspetti importanti, tanto che io possa in lui amare me stesso; lo merita se è tanto più perfetto di me da poter io amare in lui l'ideale di me stesso; [...] Se debbo amarlo, con quell'amore universale, semplicemente perché anche lui è un abitante di questa terra, come un insetto, un verme, una biscia, allora temo che gli toccherà una porzione d'amore ben piccola" (Freud).
E' interessante osservare come Freud avesse una concezione dell'amore che rientrava totalmente nello schema di riferimento dell'etica borghese, che rispecciava cioè specificamente il carattere sociale delle classi medie del diciannovesimo secolo. Il primo interrogativo che si pone è: "Che vantaggio ne deriva?", e cioè improntato al principio del profitto. La premessa successiva è che l'amore debba essere "meritato" (il principio patriarcale in contrasto col principio matriarcale dell'amore incondizionato e non-meritato) e, per di più, il principio narcisistico che gli altri "meritano" l'amore nella misura in cui ci somigliano sotto importanti aspetti [...] Alla fine dei conti, l'amore è concepito come una certa entità quantitativamente fissata, quindi l'amore fraterno per tutti gli uomini lascerebbe uno spazio molto ristretto per l'amore individuale.

- E. Fromm, "Anatomia della distruttività umana"

Nessun commento:

Posta un commento